Zia Bice viveva in una casa colonica persa nella campagna veneta. Naturalmente davanti alla casa ci stava un cortile ampio e bianco, come la casa, poi, il pollaio, i fiori, l'orticello e, di fianco alla stretta stradina che serviva per arrivare fin là, c'era il solito fossato pieno d'acqua. Il cancello non esisteva. A cosa serviva? Tra figli, figlie, nipoti, generi, nuore e parenti tutti, quella casa era aperta a tutti, a qualsiasi orario. Anche la porticina d'entrata era sempre aperta, bastava bussare e darci una spinta leggera. Di fronte, le scale strette che portavano alle camere da letto. A destra, il tinello. Ogni volta che ci andavo era sempre più pieno di foto di sposalizi e di bimbi di ogni età e poi c'erano bomboniere di matrimoni, cresime, comunioni, battesimi. Poi, la cucina. Zia era sempre lì, affaccendata in qualche attività. Però bisognava stare attenti all'orario, bisognava andarci nel pomeriggio, perché la mattina era difficile trovarla e preferiva dormire.
Quando entravi ti sorrideva sempre, o meglio, si intuiva dagli occhi e dalla voce che sorrideva, ma era sempre veloce a posare una mano sulla bocca..aveva paura che ci accorgessimo che i denti erano malmessi e se ne scusava in continuazione. Era sempre in ciabatte e con una vestaglina di cotone, vestita 'da casa', in modo così semplice che di più non si poteva. Difficilmente la si vedeva con i capelli cotonati,. come usava allora. Eppure, anche se andava poche volte dalla parrucchiera e gli anni e le numerose gravidanze le avevano lasciato addosso dei chili in più, il suo viso malcelava una bellezza antica, sicuramente la stessa che aveva indotto il cugino di primo grado a sceglierla per moglie, tanto da dover chiedere la dispensa al vescovo.
Tutte le volte che si andava lì ti offriva qualsiasi cosa da mangiare. Potevano essere le cinque del pomeriggio e, se aveva sul fuoco il pentolone del brodo, ti chiedeva se volevi un pezzo di gallina. Se avessi detto che ti andava bene, lei sarebbe stata felice e per nulla sconcertata: le bastava accontentarti. Il vino, dentro a un bottiglione trasparente da 2 litri, era sempre sul tavolo, pronto per chiunque ne avesse desiderato un goccio. Vino forte, di casa, rosso scuro che di più non si poteva.
Ai matrimoni si portava sempre dietro una bustina di plastica dove metteve le benamate ciabatte. Per lei stare con le scarpe era un vero tormento. E ti faceva ridere anche solo per quello...Quando andavo lì le volte in cui già ero diventata mamma (e pure lo sono diventata a 30 anni!), non faceva altro che riempirmi di complimenti. Diceva:"Te pari uncora na putea, me pare impossibie che te gabbi za un fiojo!"
Carissima zia...se n'é andata senza disturbare nessuno. Di notte...semplicemente non si é più svegliata. Era d'estate, ormai parecchi anni fa. Il suo funerale é stato seguito da un pranzo tra parenti e, se devo dire, non sono mai stata così serena in una simile circostanza: il suo spirito allegro e generoso é rimasto con noi anche quando lei se n'era già andata.
Un bacio cara zia, ovunque tu sia!
